mercoledì 9 maggio 2018

Ghost stories


GHOST STORIES




Film del 2018 diretto da Jeremy Dyson e Andy Nyman presentato durante l’edizione del Lucca film festival con la presenza dell’attore Martin Freeman.
Con Ghost stories si ritorna indietro verso gli anni d’oro del cinema horror, dove si producevano film di qualità e in quantità massiccia, ovvero l’epoca dei film ad episodi dove la casa di produzione Amicus la faceva da padrona assoluta.
La tematica dei fantasmi è prettamente british come da tradizione letteraria e Ghost stories è un film puramente british: elegante, con tutti gli elementi ricorrenti del genere e anche un pizzico di ironia che non guasta mai.
Il film è articolato ad episodi, dove un sedicente investigatore del paranormale è chiamato ad indagare e risolvere tre casi.
Quindi come dicevo precedentemente gli elementi classici del genere ci sono tutti: luoghi abbandonati pregni di dolore e morte, spiriti che ritornano per rivendicare la propria esistenza, boschi notturni, macchine che rimangono in panne ecc..
Il tutto racchiuso in una cornice funzionale dove il nostro “scettico” smaschera le truffe del classico mago cialtrone, che sfrutta il dolore delle persone.
In ghost stories, il tutto viene miscelato con ripetuti jumpscare che però funzionano perfettamente, a drammi esistenziali, derive psicologiche e con location veramente indovinate, da brividi quella del primo episodio.
Il film è molto elegante, quindi non aspettatevi scene splatter o di violenza gratuita, la colonna sonora è funzionale, interamente strumentale tranne una bellissima canzone anni cinquanta nei titoli di coda.
Le recitazioni funzionano anche se il pezzo forte di tutto il film sono le location che nonostante siano state sfruttate in tante altre pellicole qua funzionano alla grande, sia nei momenti prettamente horror, sia nei momenti maggiormente evocativi come nell’ultimo episodio.
Il finale è tutto da scoprire, e non è per niente banale e scontato, ma può rimettere in gioco tutto quello che abbiamo visto e che avevamo creduto di capire fino a quel momento.
Consigliato!.


https://www.youtube.com/watch?v=mwznjCcFN6w

martedì 10 aprile 2018

The cannibal club - cannibalismo e perversioni dal Brasile


THE CANNIBAL CLUB







Frequentare assiduamente i cineclub e festival del settore, fa sempre scoprire piccole perle di cinema indie, che probabilmente non vedremo mai in italia, visti anche i temi abbastanza scabrosi.
The cannibal club è un film brasiliano di Guto Parente, in concorso al Lucca film festival 2018.
La programmazione è abbastanza scomoda, ovvero alle 17 eppure il cinema centrale è quasi pieno.
La trama ruota intorno ad una coppia di pervertiti, a cui piace adescare giovani per intrattenere rapporti sessuali “aperti”, ucciderli e poi mangiarli.
Sinceramente mi aspettavo un film grottesco, con parecchia ironia, e invece mi sono trovato davanti ad un film pieno zeppo di sangue, violenza, sesso esplicito e nero come la pece.
La regia è precisa, senza troppi virtuosismi e le recitazioni funzionano perfettamente.
The cannibal club è un film scomodo, che se dovesse uscire in italia, attirerà sicuramente le attenzioni della censura.

https://www.youtube.com/watch?v=9k5XylZYK94

venerdì 30 marzo 2018

Hobo with a shotgun - film sotto lsd


HOBO WITH A SHOTGUN




Parecchi anni fa girò in rete un fake trailer con inseriti alcuni spezzoni di film realizzati da registi tra cui Eli Roth, Rob Zombie e Robert Rodriguez.
Tutti avevano delle cose in comune: ovvero erano realizzati in stile grindhouse, sporchi, e pieni zeppi di sangue.
Alcuni di questi fake trailer vennero tramutati in veri e propri lungometraggi tra cui Hobo with a shotgun di Jason Eisener.
Ancora inedito in Italia, ma regolarmente distribuito all’estero e reperibile in una pregevole edizione import U.K con un making of di circa un’ora oltre al trailer, ad un prezzo di poco superiore alle dieci euro.
Cos’è Hobo with a shotgun? Il delirio più assoluto, la follia, l’estremo su pellicola.
Qualcosa che vive di contrasti: diverte, ma nello stesso tempo fa male, mostrando una serie di cose aberranti tutte in primissimo piano.
Un clochard interpretato da Rutger Hauer, arriva in una città dove la corruzione la fa da padrone, governato da un dispotico riccone e dai suoi sgherri usciti da un drive in anni cinquanta, ma cattivissimi e letali.
La corruzione viene premiata, ma il clochard è totalmente fuori di testa e decide di combatterla a modo suo: ovvero con la violenza più sfrenata.
Una sorta di Kick ass sotto LSD.
Si, perché gli attori sembrano recitare sotto droga sintetica, così come il regista e il direttore della fotografia.



I colori virano dal rosso, al pastello, dalla classica pellicola graffiata, a dei piani che sembrano messi apposta per disorientare lo spettatore.
Tutto viene mostrato: teste staccate, budella che fuoriescono, arti amputati ecc.. quindi si tratta di un film assolutamente per adulti.
Almeno una scena è quanto di più brutale sia stato mostrato al cinema.
Ma la violenza di Hobo (ripeto, a parte una scena), è figlia di quegli splatteroni che possono disgustare ma nello stesso tempo ti fanno ridere come un povero coglione.
Da vedere assolutamente, ed è un film che non può mancare in ogni videoteca di maniaco mentale che si rispetti.
https://www.youtube.com/watch?v=ssHEAOrAdCU
https://www.youtube.com/watch?v=1DSbBhC57FM

lunedì 26 marzo 2018

Paura "film sottovalutato"?


PAURA






Nel 2010 in Italia assistemmo a una sorta di rilancio del cinema di genere horror in Italia. Limitandomi ai film con distribuzione nei cinema, posso sicuramente indicare il film Shadow di Federico Zampaglione, una buona distribuzione nelle sale, incassi abbastanza striminziti, e superlativa edizione distribuita in dvd grazie soprattutto alla rivista Nocturno , che tutti conosciamo.
Fu veramente un edizione strepitosa: combo dvd- blu ray, bellissimo libro fotografico con relative interviste al regista e al cast, fumetto e colonna sonora.
Il tutto, in una bellissima confezione cartonata e al prezzo di cinquanta euro, che non sono nemmeno tante per una cosa di queste proporzioni.
Shadow venne preso però per quello che non è: ovvero un sicuro punto di svolta per il cinema horror italiano, perché è un film buonissimo, dignitoso, di un regista alla sua seconda prova.
Paura dei Manetti Bros nel 2012, ebbe la solita presentazione in pompa magna da parte di Nocturno con una copertina e un servizio in cui addirittura si scomodava Alfred Hitchcok dicendo che in almeno un’inquadratura si poteva scomodare….
Incuriosito pure io da questa recensione così entusiasta, andai immediatamente alla prima del film, in un multisala quasi del tutto vuoto anche in concomitanza di una partita della nazionale di calcio italiana.
La trama è molto classica: tre ragazzi disadattati, entrano di nascosto dentro la villa di un marchese per spassarsela.
Uno di loro, scende in cantina, scoprendo che il padrone di casa custodisce parecchi segreti nascosti.
Ovviamente, il marchese rientrerà anzitempo in casa, scoprendo i tre ragazzi.
Come accennato, la trama è semplicissima, ma efficace, allora quali sono i difetti di questa pellicola caduta nel dimenticatoio e odiata almeno dal 90% del pubblico?
Innanzitutto i primi quaranta minuti sono veramente eccessivi: se partiamo da un’introduzione efficace col primo delitto che fa da apripista, poi assistiamo all’entrata in scena dei tre ragazzi di borgata e dei loro problemi esistenziali.
Passiamo poi alle loro “zingarate” in casa del marchese, ma ci accorgiamo che sono passati ben quaranta minuti, senza che siano successe cose degne di nota.
Fino al ritrovamento della ragazza tenuta nascosta e al ritorno del marchese.
Dopo inizia il film vero e proprio, ed è tutta un’altra storia, ovvero un film dignitoso, realizzato sicuramente in povertà ma con molto coraggio.
Il gore non manca, e viene mostrato in primo piano, con relativi effetti speciali vecchia scuola di Sergio Stivaletti e anche con nudità frontali della giovane ragazza con una rasatura effettuata dal marchese, molto esplicita.
Il film è spaccato in due, se nella prima parte non succede niente, se non i problemi esistenziali dei tre sfigati, nella seconda parte subentra un clima veramente morboso e purtroppo (ripeto complice un budget striminzito, e si vede tutto), gli omicidi finali vengono realizzati alla luce del sole, di notte sarebbe stata un’altra cosa.
Per il resto, le recitazioni funzionano e la colonna sonora si divide in due parti ben distinte: nella prima la colonna sonora è costituita da rap italiano, la seconda invece da una sorta di black metal che ci può stare benissimo.

https://www.youtube.com/watch?v=m5re3YIsDo4 (RED BAND TRAILER)


lunedì 12 marzo 2018


THE LODGERS- NON INFRANGERE LE REGOLE



Anche questo 2018 al momento sembra essere caratterizzato dai ghost movie, fatti anche in maniera pregevole, ma che non sembrano spiccare per originalità.
Dopo midnight man, insidious 4 e la vedova Winchester ecco quindi uscire anche The lodgers, per la precisione giovedi otto marzo.
La distribuzione è stata abbastanza limitata, con poche sale cinematografiche e anche con pochissima pubblicità .
Il regista è quel Brian O’Malley che anni fa realizzò Let us prey, discreto film horror ancora inedito in Italia, ma che spiccava per una buona sceneggiatura e con notevoli picchi di violenza, un vero bagno di sangue.
Anche a fronte della solita trama vista e rivista composta da fratello e sorella che si trasferiscono in una grande magione, dove gli abitanti del paese hanno paura anche a passarci davanti, una maledizione che li condiziona nell’osservare diverse regole per sopravvivere all’interno dell’abitazione, uno dei due che vorrebbe cambiare vita, l’altro che ha paura di essere abbandonato.
Sostanzialmente quindi le solite cose, con il solito clichè della ragazza che si innamora del ragazzo storpio del paese, quindi lo stratagemma classico per poter cambiare vita.
Devo però dire, che il film intrattiene molto bene per la sua classica oretta e mezza di durata e che con una pregevole messa in scena si fa perdonare senza il minimo problema tutti i clichè e le banalità che ci vengono proposte.
O’Malley, si ricorda benissimo del film precedente Let us prey, e in alcune scene ci regala anche una discreta dose di violenza e cattiveria, cosa che non guasta mai.
Ottima la ricostruzione storica e anche le apparizioni mostruose sono fatte molto bene, con creature che sembrano più zombie, che fantasmi.
Buone le recitazioni e anche la colonna sonora.
Consigliato agli appassionati di cinema horror, da vedere senza aspettarsi grosse cose, ma solo come intrattenimento.
https://www.youtube.com/watch?v=0W72ciMDzOg&t=109s

venerdì 9 marzo 2018


IL GIUSTIZIERE DELLA NOTTE




Ero molto curioso di vedere questo remake del capolavoro di Michael Winner, perché sulla carta mi sembrava un progetto assurdo, soprattutto per la regia di Eli Roth e anche per la presenza di Bruce Willis nel ruolo che fu di Charles Bronson.
Eli Roth, è un simpatico cazzone, un regista mestierante che ha realizzato buoni film come Cabin fever e Hostel, mescolando splatter, intuizioni narrative, a tantissimo humour che a volte stride fortemente con quello che vediamo (il bambino karateka di Cabin fever, non me lo so ancora spiegare).
Michael Winner invece è un regista durissimo, cattivo, ed estremo senza una parvenza di ironia e di buonismo generale.
La scena dello stupro in Death wish, è quanto di più cattivo, sia mai stato fatto vedere.
Pronti, attenti, via, e il film di Eli Roth, sembra prendersi quasi sul serio almeno per i primi trenta minuti, infatti il film sembra essere girato da un’altra persona, ma una sorta di thriller americano, che si può trasmettere tranquillamente in prima serata, senza il minimo problema di censura.
La famigerata scena dello stupro, viene risolta narrativamente con la classica rapina, dove uno dei banditi molesta con la pistola, la figlia minorenne, ma niente di più.
Dal trentacinquesimo minuto, parte la super “caciara” alla Eli Roth, il protagonista vedendo uno spot televisivo, decide che la sua vera vocazione è un’altra: la vendetta.
E quindi tutta la serie di scene alla Eli Roth: ovvero si inizia a vedere un pochino di sangue (in una scena siamo sullo splatter), c’è l’ironia con un Bruce Willis che si ricorda del film che lo rese celebre Trappola di cristallo e inizia a fare battute alla cazzo di cane, per arrivare all’epilogo finale .
Sostanzialmente è un filmetto usa e getta: manca tutto dello spessore dell’originale e l’interpretazione di Willis è altamente grottesca, impassibile di fronte alla morte della moglie, impassibile di fronte alla strage di delinquenti che provoca, sempre la solita espressione smorta.
La colonna sonora è funzionale alla pellicola, nota di merito per Back in black degli ac/dc.


https://www.youtube.com/watch?v=_fabnkxawSQ

lunedì 5 marzo 2018





RED SPARROW






Film del 2018 diretto da Francis Lawrence autore di numerosi videoclip, della serie Hunger games e di film molto criticati come Io sono leggenda con Will Smith e Constantine con Keanu Reeves.
Red sparrow fece parecchio discutere, per il teaser apparso in rete con una Jennifer Lawrence parecchio sexy.
La trama è abbastanza vista e rivista, ovvero una giovane ragazza, con una carriera alle spalle come prima ballerina del Bolshoi di Mosca, viene reclutata da una società segreta di spie russe, per iniziare una nuova vita come agente segreto.
Il primo film che ci viene in mente è il bellissimo Nikita di Luc Besson, con la differenza che Anne Parillaud era una tossicodipendente, mentre Jennifer Lawrence una ballerina, anche se con istinti parecchio violenti e vendicativi.
La prima sfida della pellicola, appunto è quella di non incorrere nel copia-incolla, visto che ci troviamo anche in un genere abbastanza particolare come quello dello spionaggio, che in certi momenti vira anche verso il thriller.
La seconda sfida, è quella della durata visto che Red sparrow dura ben due ore e venti, e trattandosi di un film che non si presenta come da intrattenimento, deve coinvolgere lo spettatore evitando la pesantezza, cosa che godendo anche di una buona distribuzione nei cinema, sarebbe alquanto deleterio.
Devo dire, che il film ha mantenuto le sue promesse: ovvero una pellicola molto estrema sia nei suoi momenti erotici molto morbosi, con dettagli e inquadrature con primi piani di nudi frontali maschili e femminili, con una Lawrence bellissima e seducente come mai ha saputo essere precedentemente, e soprattutto nei momenti di violenza, veramente eccessiva.
Il sangue scorre copioso, soprattutto nei momenti di tortura, dove in alcuni momenti l’acceleratore viene spinto in maniera decisa .
La regia è precisa, lineare senza incorrere in stili da “videoclip” che avrebbero contrastato con la natura del film.
I colori sono freddi, tendenti al grigio come l’atmosfera della pellicola.


https://www.youtube.com/watch?v=PmUL6wMpMWw