mercoledì 15 novembre 2017





LE ARDENNE- OLTRE I CONFINI DELL’AMORE






Capita un giorno di passare davanti al cinema centrale di Viareggio, ed essere colpiti da una locandina molto accattivante, con una macchina che di notte percorre una zona boschiva.
Il lancio pubblicitario è molto d’impatto “tanto potente quanto Fargo, Trainspotting e i primi film di Quentin Tarantino”, parole forti del sito Indiewire.
Orario di programmazione: solo in fascia pomeridiana alle ore 17.30, solo martedi, mercoledi e giovedi.
Andare al cinema di pomeriggio, non mi è mai piaciuto, faccio una rapida ricerca e non ho nessun dubbio.
Il film di Robin Pront è stato candidato agli oscar come miglior film straniero del 2017 e ha come protagonisti due fratelli e una giovane ragazza.
Tutti e tre sono disadattati, uno è appena uscito di galera dopo una violenta rapina dove era stato coinvolto anche il fratello, che però se l’era scampata.
L’altro lavora in un autolavaggio e in passato aveva avuto grossi problemi di alcolismo, mentre la ragazza in passato era stata la compagna del carcerato, mentre adesso sta con l’altro fratello.
Un passato burrascoso, con grossi problemi di tossicodipendenza, mentre adesso cerca di redimersi.
Quindi un intreccio a tre, con l’amore che è un chiaro sottotesto, che tramuta in gelosia malata, dal momento che l’ex carcerato è ancora follemente innamorato di lei.
La sua presenza, romperà tutti gli equilibri che si erano creati.
Il film della durata di un’ora e trentacinque minuti, scorre via velocemente, più che ai film e registi citati da Indiewire, a me è venuto in mente il primissimo Refn e in particolare alla trilogia di The Pusher.
Personaggi sconfitti, in cerca di redenzione che non avverrà mai, paesaggi notturni squallidi o pieni zeppi di solitudine, il tutto immerso in un contesto urbano degradato.
Le recitazioni funzionano perfettamente, così come la colonna sonora.

Le ardenne è un film che non dovete farvi scappare, cattivissimo, feroce e senza speranza.
https://www.youtube.com/watch?v=y0nsmgI7dJw

lunedì 13 novembre 2017




BAISE MOI- SCOPAMI

Rovistando nella mia interminabile videoteca personale, composta non solo da dvd, ma anche da vhs e film in supe 8, mi sono imbattuto per caso in questo film, che comprai parecchi anni in dvd in versione ex noleggio.
Il film diretto da Virginie Despentes suscitò parecchio scalpore al momento della sua uscita, più che altro per la sfortuna che girava intorno a questa pellicola, a cui venne infatti affibbiato l’aggettivo di film maledetto.
Una delle due protagoniste, ex star del cinema a luci rosse e desiderosa di abbandonare il mondo del porno, per intraprendere un altro tipo di carriera, si suicidò dopo poco tempo, delusa soprattutto dalla decisione della commissione censura di far circolare Baise moi, solo nel circuito dei film porno.
Sicuramente di Baise moi, se ne ricordano veramente in pochi, passato in sordina nei festival, una distribuzione limitata in dvd, e ovviamente nessun passaggio televisivo.
Il film definito a mio modo di vedere molto erroneamente una sorta di Thelma e Louise in versione noir, ha come protagoniste due amiche sbandate, di cui una si prostituisce per mantenersi.
Un giorno subiscono una violenza sessuale, da parte di alcuni ragazzi e da quel momento reagiscono con altrettanta violenza, viaggiando in giro per la Francia, commettendo ogni sorta di reato.
La regia è caratterizzata da una macchina a mano traballante che ci fa seguire tutte le atrocità in maniera molto dettagliata, non risparmiandoci alcun particolare.
Le atmosfere sono rappresentate in maniera molto cruda e realistica, nel pieno rispetto della storia: ambientazioni luride, camere di hotel, spazi metropolitani periferici e degradati, persone che vivono solo di notte, emarginati.
Le protagoniste sono predisposte al male, la vendetta è solamente una scusa per potersi nutrire di sesso e violenza.
E appunto le componenti chiave sono il sesso e la violenza.
Tutto viene mostrato, organi genitali, penetrazioni, violenza fisica e psicologica, con omicidi curati nel dettaglio perlopiù commessi con la pistola e scene di tortura molto d’impatto.
Sarebbe molto inopportuno relegare Baise moi nel circuito dei film porno, per almeno quattro scene di penetrazione ripresa in primissimo piano.
L’ho vista come una scelta registica nel voler rappresentare in maniera più realistica possibile la vita delle due protagoniste.
La colonna sonora è abbastanza anonima, non mi è sembrata molto curata, mentre le recitazioni funzionano.
Sinceramente non saprei dire se Baise moi sia un film riuscito o meno, oppure se mi è piaciuto, posso solamente affermare che è un film che può far male allo spettatore più sensibile e che rappresenta alla perfezione il degrado e l’abbruttimento dell’essere umano, complice un finale tanto straziante quanto cattivo e brutale.
Il film è vietato ai minori di diciotto anni
https://www.youtube.com/watch?v=p60xKBqyEOQ

Federico Tadolini

sabato 11 novembre 2017

Auguri per la tua morte



AUGURI PER LA TUA MORTE





https://www.youtube.com/watch?v=tfrf1RXP6YE

La celebre casa di distribuzione della Blumhouse torna in azione distribuendo questo film diretto da Christopher Beau Landon già regista del segnato (dal mio punto di vista l’unico film vedibile della serie di Paranormal activity) e di manuale scout per apocalisse zombie, sicuramente divertente ma niente di più.
La blumhouse è sinonimo di buonissima distribuzione nei cinema, ma non dà garanzie sulla qualità proposta, ovvero si può passare dai bellissimi sinister e get out-scappa, a cazzatone epocali come the lazarus effect e ouja.
Il problema maggiore di questi film è il pubblico: ovvero, le persone che si aspettano sempre il film che diventerà l’emblema di una rinascita.
Mi è capitato di leggere “ sarà il ritorno alla pura exploitation, il riscatto dello slasher”.
Premesso che lo Slasher in america è vivo e vegeto, e ci sono decine di case cinematografiche specializzate nella distribuzione di slasher indipendenti, a volte bisognerebbe godersi un film e parlarne dopo averlo visto.
Auguri per la tua morte, ruota intorno alla figura di una ragazza che giorno per giorno rivive il suo omicidio, risvegliandosi sempre nello stesso luogo, dove si è ritrovata proprio il suo giorno di compleanno.
Una trama già vista diverse volte (a me viene in mente il non eccelso film Le morti di Ian Stone), apparentemente articolata, ma che si sviluppa in una maniera non troppo difficile per lo spettatore.
La prima mezz’ora diventa una sorta di introduzione al personaggio chiave, e alla vicenda e magari può essere un pochino troppo lento, però nella seconda parte il film prende finalmente la direzione giusta, non tradendo le attese.
Già, ma quali attese? Semplicemente quelle di un film che sappia intrattenere e divertire senza volare troppo alto.
E direi che Auguri per la tua morte, sotto questo aspetto può funzionare, pur manifestando dei difetti sparsi per tutta la pellicola.
Del plot narrativo, ho già parlato, il film comunque riprende tutti e ripeto tutti gli stereotipi dello slasher, ovvero personaggi teen oriented, tutti abbastanza dementi, il campus universitario, un serial killer che può funzionare come sottotesto e il look del villain di turno, ovvero felpa e cappuccio nero con una maschera grottesca presa pari pari dal cinema horror degli anni ottanta.
La protagonista principale, è carina ma non esente da quelle caratteristiche chiave degli slasher anni ottanta: molto sboccata, tendente a relazioni affettive disastrose e dedita all’alcool, tanto da non ricordarsi con chi ha fatto sesso la notte precedente.
Il film risente dal mio punto di vista, di una certa mancanza di coraggio da parte del regista nel calcare la mano, far vedere qualcosina di più che il classico omicidio fuori campo e qualche schizzo di sangue.
Auguri per la tua morte, sembra un prodotto fatto e confezionato per tutta la famiglia, e questo stona un po’ con tutto il resto.
Le recitazioni sono funzionali, mentre lo score musicale composto da Bear McCreary funziona veramente bene.


mercoledì 25 ottobre 2017




BAMBOLE E SANGUE




A volte ci perdiamo questi piccoli cult, e devo dire grazie alla mia amica Federica Erra per averlo recuperato.
La trama ruota intorno alla figura di Cheril che dopo aver litigato pesantemente con la sua coinquilina, decide di fuggire e andare ad abitare nel motel gestito dal sua zia materna.
Ben presto viene a contatto con gli stranissimi ospiti dell’albergo, ognuno dei quali ha qualcosa nascondere.
L’elemento principale della pellicola è il voyerismo, la sessualità deviata, Cheril non ancora diciottenne si comporta come se fosse un adulta, accetta le avances del fotografo e del commesso del negozio di ferramente.
Il voyerismo entra prepotentemente in scena immediatamente, quando viene sorpresa ad origliare l’amica in un rapporto sessuale col suo compagno.
Bambole e sangue, che è un film del 1972, contiene un alto livello di morbosità e di audacia, dal fotografo che si rivelerà essere un trans gender, al prete amante del sadomasochismo.
La pellicola vive di contrasti, si passa dall’assolata spiaggia iniziale, al motel caratterizzato dalla sporcizia, da colori scuri e dalla degradazione degli inquilini.
Bambole e sangue è fatto di indizi seminati qua e là per il film, di scricchiolii, porte che sbattono, occhi che spiano, nel pieno rispetto del thriller anni settanta.
Il motel è perfetto, squallido quanto basta, come un perfetto catalizzatore dei reietti della società  americana.
La componente horror è presente soprattutto nel primo omicidio, veramente molto efficace, mentre l'aspetto sessuale è molto marcato, non tanto nelle scene di nudo, ma sotto l'aspetto concettuale, in ogni caso mai risulta volgare .
Film consigliatissimo, oserei dire quasi perfetto.
Federico Tadolini

venerdì 13 ottobre 2017

SNOWMAN



Film del 2017 tratto dal celebre scrittore noir, Joe Nesbo, di cui al momento non ho ancora letto niente .
Ero molto curioso di vedere questa pellicola, soprattutto per il ritorno al genere thriller di Thomas Alfredson, regista del bellissimo Lasciami entrare.
La trama ruota intorno alla figura di  un serial killer, che rapisce e uccide giovani donne, con l’arrivo della prima neve.
Tutte hanno in comune, grossi problemi famigliari, e sulla scena del rapimento, si nota sempre l’inquietante presenza di  un pupazzo di  neve.
A svolgere le indagini, troviamo Michael Fassbender, un detective la cui vita sta andando letteralmente a rotoli: alcolizzato, divorziato, quasi senza fissa dimora.
Dunque: un serial killer, un detective alcolizzato e con gravi problemi esistenziali.
Vi ricorda qualcosa?
Direi almeno un centinaio di film, e infatti il problema maggiore di Snowman, è il fatto di perdersi nel mucchio  in un genere che dopo il boom Hollywoodiano del capolavoro di Johnatan Demme, Il silenzio degli innocenti, ma non dimentichiamoci altri campione di incassi come Misery non deve morire, Seven e anche Saw, è stato molto inflazionato.
Anche lo sviluppo della trama, è molto lineare e già nell’incipit possiamo capire perfettamente i motivi legati a questi omicidi.
L’arma usata dal killer, è veramente molto simile a quella usata nel film Trauma di Dario Argento e se in quel caso, l’assassino uccideva con la pioggia, qua invece troviamo la neve.
La regia è molto attenta, precisa e sfrutta alla perfezione le meraviglie naturali norvegesi.
Le recitazioni funzionano, Michael Fassbender è perfetto nel suo ruolo, e si dimostra nuovamente un grande attore, ma anche i personaggi di contorno non demeritano, a parte un imbolsito Val Kilmer, ormai diventato  una macchietta.
La colonna sonora è interamente strumentale, a parte un ridicolo motivetto da discoteca che sinceramente a mio modo di vedere, stona e anche alla grande.
La prima ora della pellicola, si basa molto sull’attesa sfruttando l’elemento psicologico, mentre la seconda scorre in maniera più veloce, ma molto in linea con i thriller nordici, ovvero quasi del tutto abolita l’azione e maggiore attenzione sulla psicologia dei personaggi e sull’intreccio narrativo.
Snowman, è un film imperfetto, che si può vedere almeno una volta nella vita, ma che dubito possa essere apprezzato dal pubblico.


                                                                                                   Federico Tadolini

venerdì 15 settembre 2017

LEATHERFACE




https://www.youtube.com/watch?v=rO887nGGUoE

La domanda più immediata, sarebbe: era necessario un altro film su Leatherface, dopo che era stato già detto tutto sulla sua nascita e sulla famiglia?.
La risposta ovvia, sarebbe: no, siamo a posto così, anche ricordandoci dell’ultimo scialbo film della saga in 3d (di sicuro intrattenimento, ma il finale per carità….).
E invece dipende sempre da chi lo dirige, e questa volta uno dei motivi di maggior interesse appunto, è che alla regia troviamo Alexandre Baustillo e Julien Maury.
I due registi, i cui film purtroppo ( e per ragioni sconosciute) sono ancora inediti in italia, sono gli autori di quel capolavoro chiamato A l’interieur, autentica perla nel firmamento horror che diede il via a quel periodo in cui i francesi facevano da padroni nel cinema horror con pellicole come Alta tensione di Alexandre Aja, Martyrs di Pascal Laugier e Frontiere(s) di Xavier Gens.
Film estremi, brutali, sicuramente non adatti a tutti, ma capolavori assoluti.
C’è da dire che Baustillo e Maury non erano riusciti a confermarsi, a realizzare un altro film così potente, nonostante il discreto e sottovalutato Livide.
Leatherface, sposta il suo raggio d’azione verso la nascita del mostro, iniziando a descriverci la sua famiglia malata e dedita al male assoluto.
I due registi con estrema furbizia e perizia narrativa, usano questo sottotesto per introdurci le vicende di quattro evasi da un manicomio criminale che entrano nell’orbita della famiglia Sawyer.
I personaggi in Leatherface sono negativi, comprese le forze dell’ordine, violenti, selvaggi, senza possibilità di redenzione.
Le recitazioni sono molto convincenti, e i due registi spingono il pedale sull’acceleratore mostrando tutto, con primissimi piani su lacerazioni, tagli, ferite da armi da fuoco ecc, lo spettatore viene catapultato nel mondo malato di un’america sconfitta, delusa e senza speranza.
Alcune riprese ci rimandano direttamente al capolavoro di Tobe Hooper qui nelle vesti di produttore esecutivo, e lo score musicale di John Frizzell funziona a meraviglia.

Consigliatissimo a tutti.

venerdì 8 settembre 2017





                                                         The devil's candy





https://www.youtube.com/watch?v=7zEFE7wPepc


Il connubio tra musica heavy metal e cinema horror, non è mai stato troppo fortunato, ad eccezione del cult Morte a 33 giri, del recente e divertentissimo Deathgasm, poche altre pellicole, sono riuscite ad abbinare con successo questo connubio.
Anzi, a volte, una colonna sonora troppo “heavy” ha danneggiato proprio le ambientazioni del film, come in Sotto shock di Wes Craven.
Di questo The devil’s candy, se ne parlava parecchio, con opportuna campagna pubblicitaria costruita sapientemente e i recenti trailer censurati da youtube.
Sean Byrne dopo il discreto The loved ones, si presenta quindi con un altro horror e con un altro budget.
La trama è semplicissima, una famiglia costituita da un pittore, la bella moglie e la loro giovanissima figlia appassionata di heavy metal, si trasferiscono in una casa comprata a prezzo stracciato.
La dimora era stata testimone di un fatto di sangue, avvenuto mesi prima.
Ben presto il passato tornerà a reclamare il possesso della dimora.
L’elemento della possessione satanica, viene distribuito lungo la pellicola con la presenza di un insolito “villain “ che in un primo momento non potrà che strappare numerose risate al pubblico.
Una ridicola tuta rossa, grasso, pelato, impacciato nei movimenti e nei dialoghi.
Però nella sua goffaggine, funziona e sa essere inquietante nei punti dove serve più cattiveria, come nei sacrifici.
Purtroppo alcuni elementi che potevano essere sfruttati come l’anima venduta in cambio del successo, l’ambizione, la scelta di scendere a patti col demonio, non viene adeguatamente sfruttata dal regista, così come alcuni personaggi che invece dal mio punto di vista, funzionavano alla grande come i proprietari della galleria d’arte.

Ottima invece la colonna sonora e discrete le recitazioni, per un film che dal mio punto di vista si lascia vedere senza impegno, scorre via in maniera leggera, però rimane un netto passo indietro rispetto a the loved ones.