mercoledì 13 dicembre 2017




CHRISTMAS SEASON MASSACRE




Film americano di poco più di un’ora girato da Jeremy Wallace, pressoché sconosciuto da noi, è stato distribuito in dvd dall’etichetta americana, specializzata nel cinema indie extreme SUB ROSA.
La trama segue fedelmente i clichè dello slasher movie, ovvero il pazzo di turno, fa a fette chiunque gli capita a tiro, le coppiette sono il suo bersaglio preferito.
Cosa aspettarsi da questo Christmas season massacre? Solo divertimento, anzi solo sfrenato divertimento a base di violenza e frattaglie.
Se cercata una minima parvenza di qualità, lasciate stare, siamo nel campo del cinema più sfrenato e delirante possibile, un’orgia di scorrettezza tecnica-narrativa e visiva.
La caratterizzazione del “villain” è ridicola: un tizio in pantaloni corti e con una benda da pirata su di un occhio.
Quindi partiamo dall’incoerenza temporale: ovvero il film dovrebbe essere ambientato a natale e invece tutti gli attori indossano pantaloni corti, c’è sempre il sole e nessun tipo di addobbo natalizio.
Ma appunto, avevo detto di lasciare perdere queste cose, ogni tanto si sente una canzoncina natalizia, tanto per far capire allo spettatore che il film si intitola Christmas season massacre.
E di massacri, ce ne sono quanti ne volete e tutti parecchio cruenti: dall’evirazione dello sfigato di turno, all’eviscerazione, alla pugnalata nella vagine ecc..una bellissima orgia di sangue e violenza in pieno stile Schnaas.
Appunto il cinema o l’anti- cinema di Schnaas (ma chi cazzo se ne fotte, a me questi film divertono ancora a trentotto anni suonati), è il riferimento per questo film.

Se cercate altro, rimarrete delusi,  se vi piace lo splatter più violento, rozzo nel pieno stile anni ottanta, non posso che consigliarvi Christmas season massacre.

lunedì 4 dicembre 2017



                                               INTERVISTA A FRANCESCO TATOLI





         Parlaci di te e della tua formazione artistica
- Ho 34 anni. Vivo a Polignano a mare provincia di Bari. Dall'età di sei anni mi nutro di cinema, cartoni e serie tv. Successivamente di videogiochi, fumetti di ogni genere. Libri e statue ( personaggi di film ). Colleziono di tutto. Disegno sin da piccolo, copiando e interpretando ogni disegnatore che mi suscitava interesse. Anni e anni di esercizi fino a trovare il mio stile attuale. 100% autodidatta.





         Quanto tempo di lavorazione ha necessitato AKI?
- Nove mesi. Un lavoro massacrante sotto ogni punto di vista.

        Com’è avvenuta la collaborazione con Inkiostro? Pensi che un’altra casa editrice in Italia, avrebbe potuto avere così coraggio nel pubblicarlo?
- Inkiostro l'ho conosciuta per caso a Lucca comics 2013. Ma solo nel 2015 mi resi realamente conto della sua enorme potenzialità. Avevo questa storia 'malata' con rifermenti scifi-conspiracy e decisi di svilupparla. In 4 mesi creai Aki. Andai personalmente da Rossano Piccioni a Martinsicuro. Presentai il progetto e Rossano disse si. Ero assolutamente consapevole che al di fuori di Inkiostro nessun altra casa editrice l'avrebbe pubblicata.




         Come vedi l’attuale panorama fumettistico italiano?
- Negli ultimi anni si è sviluppato enormemente. Proponendo molte idee interessanti e grandi artisti. Finalmente le barriere del " classicismo" si stanno infrangendo.

         “Aki è il fumetto più nero che possiate leggere”, conosco Piccioni e la casa editrice inkiostro dal numero 0 di Cannibal family, quindi sapevo che non era la classica frase a sensazione. Parlaci di AKI, esiste un concept dietro alla figura di questo essere?
- Aki è un uomo. Nulla di più, nulla di meno. Fortemente disturbato, intelligente, sadico e freddo. Fedele ai 7 culti. Pediofobico. La sua vera natura lo costrige ad indossare una maschera enorme di bambola. Aki ' Cordoglio ' è un viaggio distorto, malato. Ho cercato di rappresentarlo nel modo più folle possibile.



         AKI contiene tantissima violenza estrema, tutto graficamente reso visibile, tanto linguaggio estremo, violenza sulle donne, elementi esoterici, snuff movie.
Tutte cose che possono infastidire un lettore non abituato a queste cose. A chi ne sconsiglieresti la lettura?
- Aki è rivolto ad un pubblico maturo e consapevole che, oltre al bigottismo della realtà quotidiana, c'è dell'altro che ci viene celato.



         Sono un appassionato di cinema e la lettura di AKI mi ha ricordato il film sperimentale Begotten, soprattutto per la presenza del demiurgo e l’ambientazione post apocalittica.
-  Begotten non ha nulla a che fare con Aki. Nè tantomeno riferimenti al 'Gnosticismo, Aki non ha nessun tipo di influenza cinematografica.

         Parlaci dei tuoi prossimi lavori, in particolar modo, ci sarà un seguito di AKI?
- Per ora ho tre progetti in stand by. Tra cui il seguito di Aki.

         Esiste una colonna sonora musicale per addentrarsi nel mondo di AKI?
- Se Aki diventasse un film, Akira Yamaoka. Nessun altro.

Federico Tadolini


giovedì 30 novembre 2017



FLATLINERS




Nel 1990 usciva Linea mortale, un thriller di Joel Shumacher con un supercast composto da Kevin Bacon, Kiefer Sutherland e la mega star del momento ovvero Julia Roberts.
Era un film molto particolare, che rinfrescava il mito di “Frankenstein” attualizzandolo ai giorni nostri con protagonisti dei giovanissimi medici.
Nel 2017 invece è arrivato finalmente il momento di farci un remake e nelle nostre sale esce questo Flatliners di Niels Arden Oplev, che ha come protagonisti attori poco conosciuti, tranne Kiefer Sutherland nei panni di un medico.
Il film segue fedelmente come trama l’originale e per i primi quarantacinque minuti, si sviluppa come il più fedele dei remake, per poi remare in contesti di  horror puro, mentre l’originale era maggiormente improntato verso le derive psicologiche.
Flatliners è un film che si lascia vedere per tutti gli abbondanti 110 minuti, senza annoiare e regalando anche qualche spavento (jumpscare), nel rispetto della tradizione horror orientale, ma non lascia il segno, perdendosi nel mucchio di tantissimi horror fini a se stessi e senza mai affondare il colpo, rimanendo un film per tutta la famiglia.
Le recitazioni funzionano e la colonna sonora è molto di maniera senza motivi che si possono ricordare ma di puro accompagnamento per le immagini.
https://www.youtube.com/watch?v=a1S52y5ZVlY

Federico Tadolini

giovedì 23 novembre 2017



AKI







Aspettavo con trepidazione questo AKI di Francesco Tatoli.
Lo aspettavo incuriosito soprattutto dalle parole del boss della casa editrice Inkiostro Rossano Piccioni “Aki è il fumetto più nero che possiate leggere, dette appunto da lui che ha creato Cannibal family (per chi non lo conoscesse il fumetto più estremo attualmente in circolazione) e anche da una copertina molto accattivante con un essere dalla testa deforme che strangola una donna.
Direi che le aspettative sono state ampiamente ripagate e anche di più….
Chi è AKI?
AKI è una sorta di demiurgo del male che si aggira in mezzo ad un’umanità corrotta, in preda al caos più devastante.
AKI è un’opera rivoluzionaria, che creerà parecchie polemiche per i suoi contenuti.
La violenza grafica è quanto di più estremo si possa trovare in circolazione, ci sono tutte le aberrazioni dell’essere umano, il tutto disegnato in maniera eccellente in un contesto di “pura desolazione urbana, famigliare e anche cinematografica, visto che vengono tirati in ballo anche i famigerati snuff movie.
AKI è un’opera che trasuda filosofia, esoterismo, che fa male al lettore, riuscendo ad immergerlo in un contesto di pura follia, di puro nichilismo, riesce a metterlo a confronto con le sue paure più nascoste.
Non esiste ironia, tutto è nero,marcio e sporco.
Non so se consigliare AKI a tutti, ovvero sicuramente è una lettura riservata ai maggiorenni, ma soprattutto ai lettori intelligenti che sanno distinguere tra arte pura (come in questo caso) e spazzatura pornografica (come quei filmati isis che vengono trasmessi in tv).
Quindi ben venga AKI e faccio pubblicamente i miei personali complimenti a Francesco Tatoli e a tutte quelle persone che hanno avuto il coraggio di pubblicarlo.
                                                                                                  Federico Tadolini

mercoledì 15 novembre 2017





LE ARDENNE- OLTRE I CONFINI DELL’AMORE






Capita un giorno di passare davanti al cinema centrale di Viareggio, ed essere colpiti da una locandina molto accattivante, con una macchina che di notte percorre una zona boschiva.
Il lancio pubblicitario è molto d’impatto “tanto potente quanto Fargo, Trainspotting e i primi film di Quentin Tarantino”, parole forti del sito Indiewire.
Orario di programmazione: solo in fascia pomeridiana alle ore 17.30, solo martedi, mercoledi e giovedi.
Andare al cinema di pomeriggio, non mi è mai piaciuto, faccio una rapida ricerca e non ho nessun dubbio.
Il film di Robin Pront è stato candidato agli oscar come miglior film straniero del 2017 e ha come protagonisti due fratelli e una giovane ragazza.
Tutti e tre sono disadattati, uno è appena uscito di galera dopo una violenta rapina dove era stato coinvolto anche il fratello, che però se l’era scampata.
L’altro lavora in un autolavaggio e in passato aveva avuto grossi problemi di alcolismo, mentre la ragazza in passato era stata la compagna del carcerato, mentre adesso sta con l’altro fratello.
Un passato burrascoso, con grossi problemi di tossicodipendenza, mentre adesso cerca di redimersi.
Quindi un intreccio a tre, con l’amore che è un chiaro sottotesto, che tramuta in gelosia malata, dal momento che l’ex carcerato è ancora follemente innamorato di lei.
La sua presenza, romperà tutti gli equilibri che si erano creati.
Il film della durata di un’ora e trentacinque minuti, scorre via velocemente, più che ai film e registi citati da Indiewire, a me è venuto in mente il primissimo Refn e in particolare alla trilogia di The Pusher.
Personaggi sconfitti, in cerca di redenzione che non avverrà mai, paesaggi notturni squallidi o pieni zeppi di solitudine, il tutto immerso in un contesto urbano degradato.
Le recitazioni funzionano perfettamente, così come la colonna sonora.

Le ardenne è un film che non dovete farvi scappare, cattivissimo, feroce e senza speranza.
https://www.youtube.com/watch?v=y0nsmgI7dJw

lunedì 13 novembre 2017




BAISE MOI- SCOPAMI

Rovistando nella mia interminabile videoteca personale, composta non solo da dvd, ma anche da vhs e film in supe 8, mi sono imbattuto per caso in questo film, che comprai parecchi anni in dvd in versione ex noleggio.
Il film diretto da Virginie Despentes suscitò parecchio scalpore al momento della sua uscita, più che altro per la sfortuna che girava intorno a questa pellicola, a cui venne infatti affibbiato l’aggettivo di film maledetto.
Una delle due protagoniste, ex star del cinema a luci rosse e desiderosa di abbandonare il mondo del porno, per intraprendere un altro tipo di carriera, si suicidò dopo poco tempo, delusa soprattutto dalla decisione della commissione censura di far circolare Baise moi, solo nel circuito dei film porno.
Sicuramente di Baise moi, se ne ricordano veramente in pochi, passato in sordina nei festival, una distribuzione limitata in dvd, e ovviamente nessun passaggio televisivo.
Il film definito a mio modo di vedere molto erroneamente una sorta di Thelma e Louise in versione noir, ha come protagoniste due amiche sbandate, di cui una si prostituisce per mantenersi.
Un giorno subiscono una violenza sessuale, da parte di alcuni ragazzi e da quel momento reagiscono con altrettanta violenza, viaggiando in giro per la Francia, commettendo ogni sorta di reato.
La regia è caratterizzata da una macchina a mano traballante che ci fa seguire tutte le atrocità in maniera molto dettagliata, non risparmiandoci alcun particolare.
Le atmosfere sono rappresentate in maniera molto cruda e realistica, nel pieno rispetto della storia: ambientazioni luride, camere di hotel, spazi metropolitani periferici e degradati, persone che vivono solo di notte, emarginati.
Le protagoniste sono predisposte al male, la vendetta è solamente una scusa per potersi nutrire di sesso e violenza.
E appunto le componenti chiave sono il sesso e la violenza.
Tutto viene mostrato, organi genitali, penetrazioni, violenza fisica e psicologica, con omicidi curati nel dettaglio perlopiù commessi con la pistola e scene di tortura molto d’impatto.
Sarebbe molto inopportuno relegare Baise moi nel circuito dei film porno, per almeno quattro scene di penetrazione ripresa in primissimo piano.
L’ho vista come una scelta registica nel voler rappresentare in maniera più realistica possibile la vita delle due protagoniste.
La colonna sonora è abbastanza anonima, non mi è sembrata molto curata, mentre le recitazioni funzionano.
Sinceramente non saprei dire se Baise moi sia un film riuscito o meno, oppure se mi è piaciuto, posso solamente affermare che è un film che può far male allo spettatore più sensibile e che rappresenta alla perfezione il degrado e l’abbruttimento dell’essere umano, complice un finale tanto straziante quanto cattivo e brutale.
Il film è vietato ai minori di diciotto anni
https://www.youtube.com/watch?v=p60xKBqyEOQ

Federico Tadolini

sabato 11 novembre 2017

Auguri per la tua morte



AUGURI PER LA TUA MORTE





https://www.youtube.com/watch?v=tfrf1RXP6YE

La celebre casa di distribuzione della Blumhouse torna in azione distribuendo questo film diretto da Christopher Beau Landon già regista del segnato (dal mio punto di vista l’unico film vedibile della serie di Paranormal activity) e di manuale scout per apocalisse zombie, sicuramente divertente ma niente di più.
La blumhouse è sinonimo di buonissima distribuzione nei cinema, ma non dà garanzie sulla qualità proposta, ovvero si può passare dai bellissimi sinister e get out-scappa, a cazzatone epocali come the lazarus effect e ouja.
Il problema maggiore di questi film è il pubblico: ovvero, le persone che si aspettano sempre il film che diventerà l’emblema di una rinascita.
Mi è capitato di leggere “ sarà il ritorno alla pura exploitation, il riscatto dello slasher”.
Premesso che lo Slasher in america è vivo e vegeto, e ci sono decine di case cinematografiche specializzate nella distribuzione di slasher indipendenti, a volte bisognerebbe godersi un film e parlarne dopo averlo visto.
Auguri per la tua morte, ruota intorno alla figura di una ragazza che giorno per giorno rivive il suo omicidio, risvegliandosi sempre nello stesso luogo, dove si è ritrovata proprio il suo giorno di compleanno.
Una trama già vista diverse volte (a me viene in mente il non eccelso film Le morti di Ian Stone), apparentemente articolata, ma che si sviluppa in una maniera non troppo difficile per lo spettatore.
La prima mezz’ora diventa una sorta di introduzione al personaggio chiave, e alla vicenda e magari può essere un pochino troppo lento, però nella seconda parte il film prende finalmente la direzione giusta, non tradendo le attese.
Già, ma quali attese? Semplicemente quelle di un film che sappia intrattenere e divertire senza volare troppo alto.
E direi che Auguri per la tua morte, sotto questo aspetto può funzionare, pur manifestando dei difetti sparsi per tutta la pellicola.
Del plot narrativo, ho già parlato, il film comunque riprende tutti e ripeto tutti gli stereotipi dello slasher, ovvero personaggi teen oriented, tutti abbastanza dementi, il campus universitario, un serial killer che può funzionare come sottotesto e il look del villain di turno, ovvero felpa e cappuccio nero con una maschera grottesca presa pari pari dal cinema horror degli anni ottanta.
La protagonista principale, è carina ma non esente da quelle caratteristiche chiave degli slasher anni ottanta: molto sboccata, tendente a relazioni affettive disastrose e dedita all’alcool, tanto da non ricordarsi con chi ha fatto sesso la notte precedente.
Il film risente dal mio punto di vista, di una certa mancanza di coraggio da parte del regista nel calcare la mano, far vedere qualcosina di più che il classico omicidio fuori campo e qualche schizzo di sangue.
Auguri per la tua morte, sembra un prodotto fatto e confezionato per tutta la famiglia, e questo stona un po’ con tutto il resto.
Le recitazioni sono funzionali, mentre lo score musicale composto da Bear McCreary funziona veramente bene.